AGENZIA FAI DA TE: UN PASTICCIO RISCHIOSO PER I COLLEGHI

Da come stanno procedendo le cose nelle agenzie “fai da te”, l’impressione che se ne ha è che chi le ha ideate e realizzate non abbia appieno valutato le ricadute sui lavoratori, sui clienti ed anche sulle stesse banche.

Il concetto di base era che le macchine erano pienamente in grado di sostituire l’ intervento diretto dei colleghi, che rimaneva solo per assistere la clientela in difficoltà, essenzialmente e soprattutto nei primi tempi.

La realtà si è dimostrata del tutto diversa, ed ormai che sono passati due anni dall’apertura delle prime, prossimo dire che una serie di preoccupazioni che il nostro sindacato aveva espresso sin dalla prima presentazione del progetto, si sono dimostrate persino la di sotto della realtà.

Senza voler rifiutare per principio un modello che pure poco sembra adattarsi ad un Paese come l’Italia che ha il primato europeo di utilizzo del contante, certamente non si è tenuto conto di molte oggettive difficoltà che pure erano abbastanza prevedibili e che elenchiamo per come si sono presentate:

La scelta delle agenzie da trasformare: apparentemente nessuno si è preoccupato di verificare se la tipologia delle agenzie da trasformare tenesse conto delle specifiche situazioni.

Così si sono trasformate agenzie che si sapeva avere altissimi afflussi di clientela di età avanzata, fascia di clientela che in maggioranza mal si adatta ad operare autonomamente, e che finisce per utilizzare i colleghi dell’accoglienza esattamente come prima utilizzava i cassieri, oppure si è orientata su filiali vicine. Questo ha prodotto un pesante impegno non solo per i colleghi dell’accoglienza, ma anche per gestori e direttori, che hanno dovuto in larga misura abbandonare la loro normale attività per smaltire le file che si sono venute a creare.

Il lavoro post orario di sportello è letteralmente esploso: si tratta infatti di quadrare e gestire gli sportelli ATM, anche in considerazione dei bassissimi massimali di agenzia e di ATM previsti. C’è poi il sistematico controllo ex post delle operazioni effettuate negli  ATM evoluti, per verificarne regolarità e rispetto della normativa vigente. Anche questo è un compito che ha finito per coinvolgere tutto il personale dell’agenzia, compresi gestori e direttori, che dall’introduzione dell’automazione spinta non avevano avuto peraltro alcun vantaggio in termini di minor lavoro.

Le agenzie DINN si sono dimostrate difficilmente gestibili ed estremamente onerose, in termini psicologici ed anche fisici, per il personale coinvolto.
Non sappiamo quale cervellone abbia ideato il modello, ma non se ne riesce a capire il vantaggio per la clientela e per la stessa banca, mentre sono evidenti i limiti, anche in materia di sicurezza e di salute, per i colleghi che non hanno più un posto di lavoro decente. Gli schermi dei portatili sono estremamente ridotti, di difficile lettura per chi non ha un ottima vista, la tastiera non ha neppure il tastierino numerico, che manca anche nelle tastiere suppletive, che nessuno usa perché sono peggio di quelle del portatile.

Il continuo vagare per l’agenzia dei gestori privi di un loro ufficio, sia per trovare un salottino libero, e quindi con relativo codazzo di clienti, che per recuperare le stampe da consegnare ai clienti, danno più l’impressione del caos di un mercatino all’aperto invece che dell’ordine e della serenità che ci si aspetta in una filiale di una banca.

Le riduzioni di organico che erano il vero obbiettivo dell’intera operazione, si sono dimostrate o nulle, nelle piccole agenzie e dove si sono vampirizzati altri sportelli (vedi Ospedale, Eliporto e Fosdinovo), oppure assolutamente insostenibili (soprattutto all’ Agenzia S, dove si sta tentando di gestire due filiali con il personale di una).

 

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